ENHANCING QUALITY IN ECEC THROUGH PARTICIPATION

Il personaggio mediatore va in famiglia

 Obiettivi generali dell’attività

  • Rendere i genitori maggiormente consapevoli delle intenzionalità educative che sottendono la strategia educativa dell’uso del “personaggio mediatore” praticata al nido
  • Favorire la condivisione con i genitori di alcune esperienze di gioco, che solitamente i bambini svolgono al nido, per rievocarle, rielaborarle ed arricchirle con i loro contributi.
  • Favorire lo scambio di informazioni nidocasa e casa-nido a supporto di una maggiore conoscenza e fiducia        reciproche e della costruzione di una cultura educativa condivisa.

 Descrizione dell’attività

La pratica tratta di elementi appositamente inseriti nel contesto educativo del nido dagli educatori al fine di favorire la comunicazione tra bambini e adulti, la partecipazione attiva e regolata del singolo alle routine e/o attività, la memoria dell’esperienza del singolo e del gruppo, il senso di appartenenza, e, più in generale, l’apprendimento, in maniera mediata, ossia senza richiedere ogni volta l’intervento diretto dell’adulto. Il “personaggio mediatore” è uno di questi strumenti organizzatori. Esso, per esempio, può assumere le vesti di un pupazzo di pezza protagonista di una collana di libri per bambini o di un qualsivoglia personaggio della fantasia, anche inventato sulla base degli input forniti dall’osservazione del gruppo bambini. Il personaggio – che parla attraverso la voce prestatagli dalle educatrici - può essere utilizzato per introdurre e accompagnare, attraverso una sorta di narrazione condivisa, le attività didattiche proposte ai bambini e i vari momenti della giornata al nido: può essere usato come “annunciatore” per i bambini e le bambine del giungere dei vari momenti di routine; come organizzatore, laddove previsto, del “momento delle canzoncine”, individuando il bambino che di volta in volta ha il compito di scegliere la canzone da cantare; come agevolatore/mediatore della suddivisione dei bambini e della bambine nei sottogruppi destinati alle diverse tipologie di attività educative proposte in una determinata giornata, ecc. Il personaggio diventa un compagno quotidiano, il protagonista di una costruzione narrativa condivisa, di un patrimonio di significati co-costruiti da quel gruppo e solo da quello, che ogni giorno fa esperienza con lui, e che si arricchisce continuamente di elementi nuovi. In tal senso, può essere inteso come uno strumento “organizzatore”, in quanto aiuta ad organizzare i momenti e le situazioni di gioco; uno strumento “mediatore” poiché media la relazione tra le educatrici e i bambini; uno strumento “narrativo”, in quanto reca con sé anche tutta una serie di significati che il gruppo vi attribuisce, un insieme di riferimenti condivisi che contribuiscono alla costruzione di un comune senso di appartenenza e, pertanto, consolidano l’identità del gruppo sezione e ne favoriscono gli scambi comunicativi. La pratica propone l’utilizzo del personaggio mediatore, non solo al nido nei termini sopra descritti, ma anche a casa, insieme ai genitori, secondo le modalità di seguito descritte. Le famiglie sono invitate, dopo aver valutato gli eventuali possibili impatti sul contesto familiare, a prenotarsi per portare a casa il personaggio mediatore durante il fine settimana, iscrivendosi su di un apposito elenco di possibili date fornito dalle educatrici. La consegna data alle famiglie è quella di tenerlo per il fine settimana, lasciando libero il bambino di utilizzarlo se vuole, documentare le eventuali esperienze di gioco svolte con lui con fotografie e brevi testi scritti da consegnare poi al nido, e riportarlo il lunedì mattina. Le immagini ed i testi raccolti vengono poi sistemati su un apposito album messo a disposizione dei bambini al fine di sollecitarli alla rievocazione e messa in parola dell’esperienza. Anche nel momento della conversazione mattutina con i bambini, il “circoletto” si sollecita il racconto, da parte del bimbo che quel fine settimana ha portato a casa il personaggio, di quanto svolto insieme a lui.

 Osservazioni

(punti da conoscere quando si mette in pratica l’attività)

La pratica presuppone l’utilizzo di un personaggio mediatore inteso come strumento organizzatore, mediatore e narrativo nell’ambito della strutturazione data al contesto educativo. Vanno valutate le possibili ricadute all’interno del contesto familiare, soprattutto nel caso in cui il personaggio possa essere percepito, a casa, dal bambino come un “invasore”; oppure nel caso in cui vi sia la presenza in famiglia di fratelli/sorelle. Va gestita attentamente anche la situazione in cui nella sezione di siano famiglie che non accettano di partecipare a questa pratica soprattutto in occasione della restituzione mattutina fatta dal bambino nel gruppo sezione.

 Ruolo dell’insegnante

Le educatrici hanno il ruolo di introdurre l’utilizzo del personaggio come strumento organizzatore, mediatore e narrativo, di proporre alle famiglie di portarlo a casa se e quando lo desiderano (nel fine settimana), di predisporre un apposito cartellone per organizzare la corretta gestione dell’iniziativa in modo che tutti ne possano fruire. Al rientro del bambino al lunedì, hanno un ruolo di ascolto e di facilitazione della condivisione della narrazione dell’esperienza vissuta con i coetanei.

Ruolo della famiglia

Le famiglie hanno il ruolo di “stare al gioco”, valorizzando la proposta di tenere a casa con loro il pupazzo che al nido ha una serie di significati per il gruppo dei bambini, di raccontare e documentare l’esperienza.

 Valore aggiunto per il bambino e la famiglia

L’avvicinamento tra i due mondi, quello di casa e quello del nido, il loro intersecarsi e contaminarsi reciprocamente attraverso un semplice oggetto che fa da ponte e raccoglie intorno a sè il racconto di esperienze e vissuti propri dell’uno e dell’altro contesto aumenta la conoscenza reciproca, consolida le relazioni e la fiducia.

Materiali da usare

Un personaggio mediatore, come ad esempio un pupazzo di pezza, e un album (ad esempio raccoglitore ad anelle con buste trasparenti) nel quale collocare le fotografie e i testi portati dai genitori.

Domande per la riflessione sul miglioramento generale del servizio

La pratica ha soddisfatto le esigenze da cui ha avuto origine?

  • In che modo l’attività ha migliorato la partecipazione dei genitori?
  • In che misura l’attività ha migliorato il nostro sviluppo professionale come educatori e come gruppo?
  • In che modo l’attività ha avuto un effetto sul rapporto di fiducia con i genitori?

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